Dalla biglietteria parte il percorso museale. Per non alterare gli equilibri dell’edificio storico, negli spazi nei quali era necessario ricreare ambiti chiusi come caffetteria e biglietteria, il nuovo innesto è stato reso chiaro inserendo nello spazio dei setti liberi. Delle grandi quinte intonacate a calce nei toni delle pareti pre-esistenti, che, attraverso bucature generate per detrazione, permettono l’espletamento delle funzioni necessarie.
Il percorso prosegue nelle due sale del Podestà, dedicate interamente alle opere. Per aumentare la superficie espositiva, nelle stanze già decorate a parete, sono stati progettati dei supporti secondo una logica di pieno per vuoto, in relazione alle finestre. I basamenti, come i pavimenti, sono stati realizzati in pietra di San Marino, un materiale locale già presente in numerosi dettagli originali, non più estratto, ma di cui sono stati trovati alcuni blocchi di cava. La pietra è stata posata in modo da sottolineare i rapporti architettonici e gli assi prospettici.
Al piano superiore, nella Sala dell’Arengo, l’allestimento ruota attorno al setto espositivo che ospita il grande affresco del Giudizio Universale di Giovanni da Rimini. Il posizionamento del setto, posto in diagonale e al centro dello spazio, consente una regia di percorso che valorizza la percezione della sala e delle opere. Entrando, si ha una prima lettura del volume nella sua interezza: un grande vuoto, nel quale il setto è percepito come una lama che conduce il visitatore verso la luce naturale delle polifore. Passo dopo passo, lo sguardo scopre le opere esposte, e gradatamente gli si svela l’intera grandezza dello stacco d’affresco. Un espediente museografico che genera il percorso e divide la sala in due ambiti: uno dal lato delle polifore, molto luminoso e funzionale all’esposizione di sculture; l’altro, verso nord, più raccolto e adatto a opere fotografiche e su tela, che hanno bisogno per lo più di luce diffusa.
I supporti espositivi, con spigoli svasati e bordature metalliche che riprendono il bronzo dei serramenti, sono leggeri, quasi bidimensionali, e, opportunamente distanziati, producono il percorso. Architetture sospese, generate da un lavoro di vuoto per pieno, in relazione al contenitore.
Oltre agli interventi allestitivi, in questa sala è stato interamente sostituito il pavimento con un parquet in rovere, lo stesso materiale del grande setto espositivo centrale. Il legno, che ricorda gli assiti al primo piano dei palazzi storici, dialoga con la sequenza di capriate lignee palladiane, concludendo il volume architettonico. La sostituzione dei serramenti, particolarmente complessa, è stata risolta utilizzando un profilo minimo, effetto bronzo, ad altissime prestazioni, che ridisegna le geometrie delle polifere.
Le necessità impiantistiche sono state trasformate in elementi espositivi e d’arredo, progettando un sistema di sedute ed espositori perimetrali che contengono gli impianti meccanici, integrandosi nello spazio, senza interrompere l’equilibrio percettivo della stanza.
In una sala attigua è stato progettato un allestimento semplice e temporaneo, al fine di esporre l’intera Collezione. La sala sarà oggetto di un secondo lotto di lavori volti a rimuovere i tramezzi, l’inter-piano e l’ascensore, che verrà spostato all’esterno. Il volume si riaprirà, per portare alla luce le sue grandi capriate lignee.
Gli arredi del museo, in rovere, lavorano su detrazione materica e sui punti di vista; temi che ritornano nei dettagli degli espositori: svasature, sottrazioni e prospettive che generano un percepibile movimento continuo.